Descrizione
Sullo sperone roccioso che chiude la Valsolda, fra i vicoli che hanno cresciuto generazioni di pittori e architetti.
Castello (in dialetto comasco Castell) è una frazione del comune di Valsolda, posta a 451 metri di altitudine, arroccata a strapiombo su uno sperone roccioso che si affaccia sul Ceresio. Il pendio è meno ripido verso San Mamete e più impervio nella parte verso Puria, soprannominata per questo “Al pizz”. Le case si dispongono a semicerchio addossate le une alle altre, secondo lo schema dei sistemi difensivi medievali; vicoli, scalette, portici e anfratti compongono un tessuto edilizio tra il XVI e il XIX secolo, con frequenti resti dell’epoca anteriore. Il borgo conta oggi meno di cinquanta abitanti e non ospita esercizi commerciali.
Origini e preistoria
L’area di Castello è abitata fin dalla preistoria. Verso il 1870, in uno scavo al piede di una roccia proprio nel punto dove sorgeva il castello, fu rinvenuto un ripostiglio di asce di bronzo databile tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro: sono gli oggetti metallici più antichi documentati di tutta la zona.
Il castello dei Confalonieri
Il toponimo deriva da castrum: in cima al paese sorgeva l’antico fortilizio della famiglia milanese dei Confalonieri, coinvolto nella Guerra Decennale tra Como e Milano (1118-1127). Un disegno del Pezzana del 1612 lo descrive di forma pentagonale con un torrione a ciascun angolo; le dimensioni reali in rovina, ancora oggi leggibili, sono di circa venti metri per lato. Il castello fu demolito alla fine del Cinquecento per ordine di Gian Giacomo Medici detto “il Medeghino”, in accordo con i vicini svizzeri.
Le rovine rimasero visibili fino al secondo dopoguerra: nel 1946 un privato inglese, Edmond Schiwerdt, acquistò il sito e tentò una parziale ricostruzione, mai completata. Oggi la parte ricostruita è abitazione privata, mentre la cappella dell’antico castello è sopravvissuta integra: è l’attuale Oratorio della Madonna Addolorata.
Castello e l’eresia catara
L’ultimo castellano ricordato è Stefano Confalonieri di Agliate, nobile milanese che alla metà del XIII secolo aveva fatto del castello un ricetto di catari. Stefano era egli stesso cataro, appartenente alla chiesa catara di Concorezzo. Il 6 aprile 1252 partecipò all’organizzazione dell’omicidio di frate Pietro da Verona, inquisitore domenicano, ucciso nel bosco di Barlassina mentre rientrava da Como a Milano.
La vicenda processuale durò 43 anni: Stefano confessò il proprio ruolo nel 1257 davanti all’inquisitore Raniero Sacconi nella canonica di Crescenzago, e fu condannato definitivamente solo nel 1295. Il martirio di Pietro da Verona è raffigurato in numerose chiese di Valsolda, inclusa la parrocchiale di San Martino a Castello, dove la sua presenza acquista il significato di una memoria locale e non solo devozionale.
L’Oratorio della Beata Vergine Addolorata
Nel punto più alto del borgo, in Via alla Rocca, si conserva l’edificio più antico di Castello: l’Oratorio della Beata Vergine Addolorata, già cappella privata del castello. La struttura architettonica è di impianto romanico (XI-XII secolo), riconoscibile dalle membrature della volta ad arco acuto e dai capitelli in pietra.
Le titolazioni nel tempo restituiscono la sua storia stratificata. Originariamente intitolata Sancti Martini in arce (“San Martino nella rocca”), diventa nel Seicento Crucis alias Sancti Martini in arce — dedicazione registrata negli atti delle visite del cardinale Cesare Monti, arcivescovo di Milano — per la presenza di un crocifisso ligneo. Nel 1745 il sacerdote don Domenico Antonio Pagani, parroco di Castello e vicario foraneo di Valsolda, fa restaurare l’oratorio e gli dà la dedicazione attuale: in quell’occasione vengono costruite la nicchia centrale con stucchi, l’altare, il simulacro della Madonna Addolorata con il Cristo morto, e le statue di San Michele Arcangelo e San Carlo Borromeo.
All’inizio del Novecento il parroco don Fedele Rusca fece erigere una croce di ferro sulla spianata del castello in memoria dei caduti, poi spostata accanto alla chiesetta. In tempi recenti è stato rinvenuto un antico dipinto raffigurante una figura di santo, databile ai primi del Trecento, proveniente probabilmente da una parte demolita della cappella o da un portico che la univa al castello.
Dal sagrato si gode una vista a 360 gradi su tutta la valle. L’oratorio è visitabile su richiesta o, da giugno a settembre, la prima domenica del mese.
Nota storiografica. Il titolo “San Martino” apparteneva originariamente a questa cappella alta (in arce); è poi migrato sulla nuova chiesa parrocchiale di valle, lasciando la cappella della rocca libera di assumere nel Settecento la dedicazione attuale.
I figli di Castello: una fucina di artisti emigrati
Castello è uno dei nodi del grande fenomeno delle maestranze comacine: tra Cinquecento e Settecento il borgo ha esportato in Italia e in Europa una concentrazione anomala di pittori, scultori e architetti.
- Giovanni Antonio Paracca, detto il Valsoldo (1546-1599) — scultore, attivo a Roma.
- Paolo Pagani (1655-1716) — pittore, attivo a Venezia, in Moravia e in Polonia; autore della volta della parrocchiale di San Martino e celebrato dal museo a lui dedicato: Museo Casa Pagani.
- Francesco Pagani — pittore, autore degli affreschi della sacrestia di San Martino (1669).
- Carlo Antonio Pagani (1674-1712) — scultore; a lui la critica attribuisce la facciata di Casa Pagani.
- Paolo Fontana (1696-1765) — architetto attivo in Volinia (oggi Ucraina), tra i principali esponenti del barocco ucraino.
- Antonio Paracca (1722-?) — architetto, attivo nel nord Europa nella seconda metà del Settecento.
- Domenico Merlini (1730-1797) — architetto di stato del re di Polonia Stanislao Augusto Poniatowski. A Varsavia interviene sul Castello Reale (cappella reale del 1776 dove è conservato il cuore di Tadeusz Kościuszko), sul Palazzo sull’Isola del Parco Łazienki e su numerosi palazzi della capitale polacca.
Castello è quindi una delle officine periferiche da cui il barocco lombardo è arrivato fino a Varsavia, Cracovia, Volinia e oltre: una storia ancora poco raccontata, ma scritta nelle pietre del borgo.
Castello nel Piccolo Mondo Antico di Fogazzaro
Castello è parte del Parco Letterario Fogazzaro. L’ex Municipio della frazione, oggi sede del Museo Casa Pagani, è il “palazzetto dello zio Maironi” descritto da Antonio Fogazzaro in Piccolo Mondo Antico. Da Castello, in pochi minuti a piedi, si scende a Oria, dove ha sede Villa Fogazzaro Roi, bene del FAI.
La Sagra del Castello
Ogni anno la Compagnia del Castello ETS organizza la Sagra del Castello, manifestazione a tema medievale che apre cantine, corti e vicoli del borgo con mercato d’epoca, laboratori, spettacoli e — caratteristica peculiare — una partita giocata con pedine viventi in costume. L’affluenza dichiarata supera le cinquemila presenze su due giornate. Ogni edizione adotta un tema storico specifico: il contrabbando (2018), l’investitura di un cavaliere templare (2022).
Cosa vedere
- Chiesa parrocchiale di San Martino — la “piccola Sistina di Lombardia”.
- Museo Casa Pagani — casa natale del pittore e centro di documentazione sull’emigrazione artistica valsoldese.
- Oratorio della Madonna Addolorata — la cappella romanica della rocca.
- Resti delle porte di accesso medievali lungo i vicoli.
- Portico del Fighett — vista incorniciata sull’alta valle.
- Sagrato di San Martino — panorama dal Monte Brè al San Salvatore, su Lugano, Oria, Albogasio.
- Palazzi decorati, fontane, lavatoi — i segni di una comunità storicamente formata da artisti.
Nei dintorni
Da Castello si raggiungono facilmente altri punti di interesse della Valsolda e del medio Ceresio: la Foresta Regionale Valsolda, area protetta che copre gran parte del versante montuoso alle spalle del borgo, e il Santuario della Beata Vergine della Caravina, importante luogo di devozione affacciato sul lago.
Come arrivare
Castello si raggiunge da Como per tre vie principali: attraverso Lugano e la dogana di Gandria; salendo in Val d'Intelvi da Argegno e proseguendo per Porlezza; oppure da Menaggio in alta Tremezzina, sempre via Porlezza. Una volta in Valsolda, il borgo si raggiunge da Oria attraverso Via Ceresio, o salendo dalla strada Sasso Rosso che porta a Dasio, deviando per Castello all’altezza di Puria. Il borgo non è accessibile alle auto: un parcheggio al termine della strada permette di lasciare il veicolo e proseguire a piedi lungo la scalinata che conduce al sagrato della parrocchiale.
Percorsi pedonali consigliati
- Castello — Albogasio (circa 40 minuti).
- Castello — Puria via Sasso Rosso.
- Anello escursionistico: Porlezza → Loggio → Puria → Camporgna (700 m, punto più alto) → Muzzaglio → Castello → Puria → ritorno.











