Agosto 2022. Mentre fervono i lavori per il restauro della facciata dipinta, la dott.ssa Ilaria Bruno, funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, dispone una serie di saggi conoscitivi sulle tre specchiature del presbiterio della Chiesa di San Vincenzo Martire a Claino. Da decenni quelle pareti, dietro e ai lati dell’altare maggiore, sono coperte da una tempera lavabile gialla a finto marmo, applicata negli anni Sessanta del Novecento. Nessuno sa con certezza cosa ci sia sotto.

Bastano pochi millimetri di rimozione perché la sorpresa esploda. Sotto lo scialbo affiora un volto, poi un’altra figura, poi una mano che si solleva al cielo. Sono affreschi cinquecenteschi di qualità straordinaria: una Crocefissione al centro, le due scene del martirio di San Vincenzo di Saragozza ai lati, figure di potenza michelangiolesca ancora cariche del loro cromatismo originario. Le prime ipotesi di attribuzione iniziano a circolare quasi subito. A guidare il delicato lavoro di descialbo, calibrato millimetro per millimetro per non perdere una sola pellicola di colore originale, è la restauratrice Eliana Tovagliaro.

Nel giugno 2023, al convegno “Il manierismo in Val d'Intelvi e gli artisti dei laghi fra Cinque e Seicento” tenuto a San Fedele d’Intelvi e organizzato da APPACuVI, il ciclo viene attribuito a Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi (Puria di Valsolda, 1527 – Milano, 1596). Due anni più tardi, nel novembre 2025, l’attribuzione viene formalizzata in un volume scientifico dal Prof. Andrea Spiriti, Ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università degli Studi dell’Insubria. E con essa, Claino — borgo di cinquecento abitanti affacciato sul Lago Ceresio — entra ufficialmente nelle rotte della grande arte del Rinascimento lombardo, accanto a Bologna, Lodi e all’Escorial di Filippo II di Spagna.

“Uno dei pittori più sottili del Cinquecento europeo.”

Federico Zeri, su Pellegrino Tibaldi

L’attribuzione: un Tibaldi della maturità

Il volume firmato da SpiritiPellegrino Tibaldi. Gli affreschi scoperti a Claino, edito da APPACuVI con il patrocinio dell’Università dell’Insubria — propone una datazione precisa: circa 1585, durante un ritorno di Tibaldi a Puria nel periodo successivo alla morte di Carlo Borromeo (1584) e immediatamente precedente alla partenza per la Spagna del 1588. Una collocazione cronologica che si appoggia su elementi documentari — Tibaldi è documentato a Puria in più riprese dal 1563 al 1566, e tornava regolarmente al borgo natio — e su confronti iconografici puntuali con altri due cicli pittorici del maestro: la Cappella della Passione nella Chiesa di San Cristoforo a Lodi e gli affreschi del Chiostro degli Evangelisti al Real Monasterio de El Escorial.

Il volume è stato presentato il 17 novembre 2025 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio a Como. Alla presentazione hanno preso parte, oltre al Prof. Spiriti, la dott.ssa Ilaria Bruno, il Prof. Umberto Piarulli (prorettore vicario dell’Ateneo), Marco Ausenda (presidente APPACuVI), la restauratrice Tovagliaro e gli architetti Grossi e Cioni Mori.

L’opera: tre specchiature, un programma iconografico

Il ciclo del presbiterio occupa tre grandi specchiature racchiuse da cornici in stucco: una di 3,60 × 1,60 metri dietro l’altare maggiore, due di 2,00 × 1,60 metri ai lati. Ogni riquadro è dipinto con potente patetismo manierista michelangiolesco.

Il riquadro centrale: la Crocefissione

Al centro campeggia una Crocefissione, di cui restano oggi visibili la testa con velo bianco della Vergine orante — di iconografia immacolista, secondo la tradizione della “Madonna Bianca” — e la testa leonina di Giovanni Evangelista, oltre alla traccia del Crocefisso scolpito che dominava la scena. Quest’ultimo potrebbe corrispondere al crocifisso ligneo di gusto tardomichelangiolesco oggi conservato nella cappella di destra della stessa chiesa, secondo l’ipotesi proposta da Spiriti. Sopra le teste di Maria e Giovanni si intravedono inoltre due figure di angeli, ancora coperte da strati di scialbo molto aderenti.

L’isolamento visivo delle due figure rimanda con chiarezza al Vangelo di Giovanni (19, 25-27), con il riconoscimento dell’apostolo quale fratello putativo di Cristo e figlio putativo di Maria.

I due riquadri laterali: il martirio di San Vincenzo

Ai lati della Crocefissione si dispiegano le due scene del martirio di San Vincenzo di Saragozza, il patrono della chiesa. L’iconografia segue la tradizione consolidata nel XIII secolo dalla Legenda Aurea di Iacopo da Varazze: Vincenzo, arcidiacono di Saragozza, sottoposto durante la persecuzione di Diocleziano nel 304 d.C. alle torture decretate dal prefetto Daciano.

Nel riquadro di sinistra il santo è appeso al cataletto mentre viene scorticato con gli uncini di ferro. La figura di Daciano a cavallo emerge a destra; lo sguardo di Vincenzo si volge verso l’alto con quell’indifferenza al dolore che l’agiografia gli attribuisce.

Nel riquadro di destra Vincenzo giace sulla graticola, ma alza il capo e la mano destra al cielo, circondato dalla folla. Sono particolarmente notevoli i due carnefici in primo piano ai lati: il carnefice di sinistra, in particolare, deriva direttamente — secondo l’analisi di Spiriti — dalla Crocefissione di San Pietro dipinta da Michelangelo per la Cappella Paolina in Vaticano.

L’abbinamento iconografico — Cristo crocifisso al centro, il martire suo testimone ai lati — costruisce un programma teologico unitario: Vincenzo come imitator Christi, fedele testimone che nella propria passione rivive quella del Salvatore.

Perché Tibaldi: lo stile michelangiolesco

L’analisi stilistica di Spiriti individua nel ciclo claínese il vigoroso manierismo michelangiolesco della maturità di Tibaldi. La torsione potente dei corpi, il gigantismo monumentale delle figure, l’attenzione ai dettagli anatomici, il patetismo controllato della Crocefissione centrale sono cifra stilistica di uno degli artisti che meglio reinterpretarono il linguaggio del Buonarroti in ambito lombardo.

Le figure di Claino — il giovane Giovanni con il ciuffo stempiato, l’arcangelo Gabriele come modello compositivo, la qualità leonardesca caricaturale della figura di profilo nel secondo martirio — rivelano i ricordi di Perin del Vaga filtrati attraverso una stabilizzazione “in senso michelangiolesco” che Spiriti riconduce al lungo soggiorno milanese di Tibaldi al servizio di Pio IV Medici e Carlo Borromeo. Sono gli stessi anni in cui Michelangelo, mitizzato dal papato del milanese Pio IV (1559-1565) e poi venerato da campioni della Controriforma come Ignazio di Loyola e Carlo Borromeo, diventa il modello pittorico assoluto per Figino, Lomazzo, Meda e per molti altri artisti dei laghi.

Lo studio di Spiriti documenta inoltre l’influenza del ciclo claínese su artisti immediatamente successivi: Aurelio Luini realizza per la chiesa milanese di San Vincenzino alle Monache, poco prima del 1587, un Primo e un Secondo martirio di San Vincenzo (oggi rispettivamente alla Pinacoteca di Brera e alle Civiche Raccolte d’Arte al Castello Sforzesco) che dipendono direttamente dal modello tibaldiano. La filiera continua: nel 1735 Vincenzo Bellotti realizzerà per la chiesa di Gravedona dei Santi Gusmeo e Matteo una tela del Primo martirio finora ritenuta derivata da Luini, ma che — come dimostra Spiriti — copia in realtà direttamente il Tibaldi di Claino.

Tibaldi, la Valsolda e la Val d’Intelvi: due secoli di emigrazione artistica

Pellegrino Tibaldi nasce a Puria di Valsolda nel 1527. È figlio illustre della stessa valle che, un secolo più tardi, darà i natali a Paolo Pagani (Castello Valsolda, 1655-1716) — un altro grande nome del tardobarocco lombardo, di cui Ceresio5Valli ha recentemente raccontato la nuova Andromeda legata alla rupe esposta al Museo Casa Pagani di Castello.

Ma Tibaldi non è un caso isolato. La Valsolda e la confinante Val d’Intelvi — dove sorge Claino e dove gli affreschi sono riemersi — sono il cuore di uno dei fenomeni culturali più importanti dell’arte lombarda tra Cinque e Settecento: l’emigrazione artistica dei lacuali. Generazioni di architetti, pittori, scultori, stuccatori e capomastri partirono da questi borghi per esportare la propria arte dall’Italia alla Spagna, dalla Mitteleuropa fino alla Polonia, alla Lituania, alla Russia e alla Svezia, organizzati in ditte familiari tramandate di padre in figlio.

Dalla Valsolda partirono famiglie come gli Affaitati, i Bellotti, i Fontana, i Merlini, i Ceroni, i Puttini, i Pozzo, i Visetti, i Lezzeni. Dalla Val d’Intelvi una rete altrettanto fitta di dinastie: i Quaglio di Laino (di cui Giuseppe emigrato a Monaco di Baviera e capostipite di una famiglia di artisti bavaresi di fama), i Retti sempre di Laino (con Paolo attivo nel Württemberg e Leopoldo ad Ansbach, oggi al centro di un gemellaggio culturale con APPACuVI), i Frisoni e gli Scotti emigrati in Germania, i Carloni di Scaria — quattro generazioni dal Seicento all’Ottocento, da Pietro Francesco fino a Carlo Innocenzo, attivi nelle corti tedesche e austriache. Da Castiglione d’Intelvi ebbe i natali Giovanni Buono, il primo dei “Magistri Intelvesi” di cui si abbia notizia, attivo già nel XII secolo.

In questo panorama, Tibaldi rappresenta una figura monumentale: architetto e pittore, attivo a Bologna negli anni quaranta, poi a Roma alla Cappella Paolina nel 1550, quindi in Lombardia dal 1564 come architetto di fiducia di Pio IV e Carlo Borromeo, infine in Spagna dal 1588 al 1595 per realizzare la grande impresa pittorica del Patio degli Evangelisti e della Biblioteca all’Escorial.

Gli affreschi di Claino sono dunque, secondo la cronologia di Spiriti, opera della maturità di Tibaldi, realizzata in un breve intervallo in cui l’artista era tornato in Valsolda probabilmente per organizzare la propria attività in vista della partenza spagnola. Il ciclo è parallelo a quello lodigiano di San Cristoforo, secondo “la consueta prassi lacuale” del riuso del cartone, e precede di pochissimi anni le opere escurialensi.

Il restauro in corso: descialbo selettivo, gel chimici e laser Er:YAG

A oggi (primavera 2026) il restauro non è ancora concluso. Sotto le mani di Eliana Tovagliaro emergono progressivamente figure complesse, drammatiche, in alcuni punti perfettamente conservate e in altri ridotte a frammenti. Per la restauratrice il ciclo presenta una stratigrafia eccezionalmente complessa, frutto di interventi sovrapposti tra Ottocento e secondo Novecento: oltre alla tempera lavabile gialla a finto marmo (stesa “circa cinquanta-sessant’anni fa”, spessore millimetrico), il film pittorico originale è coperto da strati di gesso, da residui di stuccature da finestra, da beveroni ottocenteschi a base di oli e cere oggi degradati in croste di ossalati e da ridipinture a calce dei cieli azzurri.

“Ipotizzo che questi nostri dipinti di notevole pregio siano stati coperti semplicemente come soluzione al degrado in alternativa al restauro conservativo.”

Eliana Tovagliaro, sulle ragioni della velatura novecentesca

Una lettura tecnica che ribalta la prima domanda istintiva di ogni visitatore — perché mai qualcuno avrebbe coperto un Tibaldi? — restituendola alla sua dimensione di prassi conservativa: in un’epoca in cui il restauro scientifico moderno non era ancora prassi diffusa nei cantieri minori, velare un affresco compromesso poteva sembrare la soluzione meno traumatica.

Il metodo applicato da Tovagliaro è il descialbo selettivo, calibrato millimetro per millimetro. La rimozione avviene alternando tecniche meccaniche (bisturi, micro-scalpelli), gel acquosi a pH controllato (agar, carbopol, gellano) e — nelle aree più tenaci, in particolare sulle ridipinture a calce dei cieli — la pulitura con laser Er:YAG a lunghezza d’onda di 2940 nm, ottimizzato per l’alleggerimento di croste carbonatiche e ossaliche senza apporto di umidità. Le infiltrazioni di acqua che fra il 2022 e il 2024 avevano gravemente compromesso la parete del riquadro sinistro sono state arrestate con l’intervento su tetti, gronde e canali di scarico completato nel luglio 2025.

Il restauro pittorico si inserisce in una più ampia opera di ristrutturazione della Chiesa di San Vincenzo Martire, già parzialmente realizzata grazie al contributo di Regione Lombardia per la facciata e della Conferenza Episcopale Italiana per l’involucro dell’edificio. Ma per il completamento del restauro degli affreschi — incluse le analisi diagnostiche specialistiche (microstratigrafie in sezione lucida, SEM-EDS, micro-FTIR) indispensabili per intervenire nelle zone residue di scialbo più resistente — servono fondi specifici.

APPACuVI: il motore della scoperta

Tra i promotori dell’iniziativa di studio, restauro e valorizzazione del ciclo figura in primo piano APPACuVI, l’Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi. Fondata nel 1973 con lo scopo di promuovere e finanziare restauri sul patrimonio artistico della valle, è oggi l’associazione culturale di riferimento della Comunità Montana Lario-Intelvese, con sede a Palazzo Scotti a Laino e presieduta da Marco Ausenda. Il suo Direttore scientifico è proprio il Prof. Andrea Spiriti, che ha firmato l’attribuzione del ciclo claínese.

L’associazione opera su tre fronti complementari: il finanziamento dei restauri, la ricerca scientifica (di cui il volume su Tibaldi è esempio paradigmatico, scaturito dal convegno del 2023 sul manierismo in Valle Intelvi), e la divulgazione culturale attraverso convegni, viaggi-studio sulle orme degli Artisti dei Laghi, visite guidate sul territorio, pubblicazioni e il trimestrale La Voce dell’APPACuVI.

È grazie a questo intreccio di ricerca rigorosa, azione conservativa e collaborazione istituzionale che il ritrovamento del 2022 si è trasformato rapidamente da scoperta locale a evento di rilievo nazionale.

Sostenere il restauro del ciclo Tibaldi

Chi desidera contribuire concretamente al completamento del restauro pittorico degli affreschi di Tibaldi a Claino può farlo tramite bonifico bancario sul conto dell’associazione:

Attenzione: la procedura bonifico verifica la corrispondenza tra IBAN e intestazione del conto, è quindi importante indicare l’esatta intestazione completa indicata sopra.

Per informazioni: Walter Barelli (tesoriere APPACuVI), tel. 338 200 2021, tesoreria@appacuvi.org. Per iscriversi all’associazione come socio, è possibile scaricare il modulo di adesione dal sito ufficiale: www.appacuvi.org.

Claino con Osteno: la chiesa, il borgo, il museo a cielo aperto

La Chiesa di San Vincenzo Martire è di origine romanica, con culto che potrebbe risalire a radici carolingie. La pianta a croce latina con le due cappelle laterali — poi dedicate alla Madonna del Rosario e al S. Crocefisso — risale al periodo precedente al Trecento, mentre la consacrazione attuale dell’edificio è del 3 agosto 1510 ad opera di Galeazzo Baldo di Orta, vescovo di Tiberiade, delegato dal Cardinale di Milano Ippolito I d’Este. La chiesa conserva una stratificazione figurativa quattro e cinquecentesca di notevole interesse, che spazia dall’antico fonte battesimale lapideo (1461) alla Pietà di maestro Gentilino (1492), al bassorilievo dell’autoctono Marco Antonio Prestinari (originariamente destinato al retrocoro della Cattedrale di Milano), all’ancona lignea con la Vergine col Bambino e Santi del 1561.

Claino con Osteno è un comune di circa 500 abitanti situato all’estremità settentrionale del Lago Ceresio, dove la Valle Intelvi si apre verso il lago. Geograficamente unico: pur appartenendo alla provincia di Como, ecclesiasticamente è parte dell’arcidiocesi di Milano (non della diocesi di Como), condividendo questa peculiarità con i comuni della Valsolda e di Porlezza. Una posizione di frontiera, storicamente, che spiega la sua centralità nei flussi artistici e religiosi tra il Ducato di Milano e i territori del Cantone Ticino.

Il borgo di Claino conserva un’interessante stratificazione storica e architettonica, ed è visitabile a piedi dal centro abitato. Oltre alla Chiesa di San Vincenzo, vale assolutamente la pena di scoprire il Borgo Dipinto di Claino: un museo a cielo aperto nato nel 2015, con oltre 40 dipinti contemporanei realizzati sulle facciate delle case storiche tra i vicoli medievali, con vista privilegiata sul Lago di Lugano. Un’esperienza artistica gratuita, accessibile tutto l’anno, che si affianca naturalmente alla visita della chiesa parrocchiale.

Per partecipare alla riscoperta

Il ciclo di Tibaldi a Claino è una delle scoperte artistiche più rilevanti del territorio del Lago Ceresio degli ultimi decenni. Una riscoperta che colloca la Valle Intelvi e la confinante Valsolda al centro della grande narrazione dell’arte lombarda di secondo Cinquecento.

Per chi volesse approfondire:

Domande frequenti

Dove si trova la Chiesa di San Vincenzo Martire?

Nella frazione di Claino del comune di Claino con Osteno (CO), in Valle Intelvi, all’estremità settentrionale del Lago Ceresio. Indirizzo: Claino, Via Parrocchiale. La parrocchia di riferimento è quella di Porlezza, retta da don Giorgio Allevi.

Gli affreschi sono visitabili?

Il restauro è ancora in corso (primavera 2026). Per informazioni sulla visitabilità è opportuno contattare APPACuVI all’indirizzo appacuvivalleintelvi@gmail.com o consultare il sito www.appacuvi.org.

Chi ha scoperto gli affreschi?

La scoperta è avvenuta nell’agosto 2022 nell’ambito del restauro della facciata dipinta della chiesa, quando la dott.ssa Ilaria Bruno (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano) ha disposto saggi conoscitivi sulle specchiature del presbiterio. Il successivo lavoro di descialbo e restauro pittorico è condotto dalla restauratrice Eliana Tovagliaro.

Chi ha attribuito gli affreschi a Pellegrino Tibaldi?

L’attribuzione è stata formulata una prima volta nel giugno 2023 in occasione del convegno APPACuVI “Il manierismo in Valle Intelvi e gli artisti dei laghi” a San Fedele d’Intelvi, e successivamente confermata e documentata dal Prof. Andrea Spiriti (Università degli Studi dell’Insubria) nel volume Pellegrino Tibaldi – Gli affreschi scoperti a Claino (APPACuVI, novembre 2025).

Perché gli affreschi erano stati coperti?

Secondo l’ipotesi della restauratrice Eliana Tovagliaro, il velario novecentesco è stato applicato come soluzione pragmatica al degrado pittorico, in alternativa al restauro conservativo che all’epoca avrebbe richiesto risorse e competenze non disponibili in un cantiere minore di provincia.

Come posso sostenere il restauro?

Tramite bonifico bancario all’IBAN IT92G0306909606100000126672 (Intesa Sanpaolo), intestato a “APPACUVI ASSOCIAZIONE PER LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO CULTURALE VALLE INTELVI”, con causale “Restauro affreschi Pellegrino Tibaldi Claino”.


Articolo a cura della Redazione Ceresio5Valli. Le informazioni sull’attribuzione, sulla cronologia e sull’analisi stilistica del ciclo sono tratte dal volume Pellegrino Tibaldi – Gli affreschi scoperti a Claino di Andrea Spiriti, pubblicato da APPACuVI nel novembre 2025. Le informazioni tecniche sul restauro e sullo stato di degrado sono tratte dalla relazione di Eliana Tovagliaro “Descialbo e restauro conservativo ed estetico del dipinto murale celato” (Milano, 23 novembre 2025). Le informazioni sull’associazione APPACuVI sono tratte dal sito ufficiale www.appacuvi.org e dal trimestrale La Voce dell’APPACuVI (Anno XXII, n. 167, Primavera 2026). Crediti fotografici degli affreschi: Ubaldo Castelli, Eliana Tovagliaro, Andrea Spiriti (riproduzione autorizzata da APPACuVI).


Galleria fotografica

Una selezione di altre fotografie del ciclo Tibaldi a Claino e della Chiesa di San Vincenzo Martire: particolari dei riquadri, dettagli del restauro in corso e viste della chiesa parrocchiale. Clicca su ciascuna immagine per ingrandirla.

Affreschi di Pellegrino Tibaldi a Claino — galleria fotografica. Ph: Ubaldo Castelli, Eliana Tovagliaro, Andrea Spiriti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Assistente Ceresio5Valli

Online
L'assistente sta scrivendo...
×