C’è un nuovo dipinto a Castello Valsolda. È una tela alta più di un metro e settanta, con una giovane donna a corpo nudo, le mani legate da lacci vegetali, lo sguardo rivolto al cielo. In basso, in una nicchia d’ombra, un piccolo putto assiste alla scena. È Andromeda legata alla rupe, e fino a pochi mesi fa nessuno sapeva che esistesse. È un inedito assoluto di Paolo Pagani — il pittore valsoldese che dal piccolo borgo di Castello partì per dipingere a Venezia, alla corte di Vienna e nelle terre asburgiche dell’Europa centrale — e da oggi è esposta al Museo Casa Pagani, nella casa stessa in cui l’artista nacque nel 1655.

Andromeda legata alla rupe, olio su tela 173×117 cm di Paolo Pagani, esposto al Museo Casa Pagani di Castello Valsolda
Paolo Pagani, Andromeda legata alla rupe — olio su tela, 173×117 cm (201×145 con cornice). Esposto al Museo Casa Pagani di Castello Valsolda.

L’opera, attribuita dallo storico dell’arte Giorgio Mollisi, è un olio su tela di 173 × 117 centimetri ed è stata da poco oggetto di pulitura professionale. Si può vedere a Castello, frazione del comune di Valsolda sul Lago Ceresio, nei fine settimana di apertura del museo.

L’opera: il momento dell’abbandono

L’olio su tela misura 173 × 117 centimetri (201 × 145 con la cornice originale). La protagonista è l’eroina del mito greco da cui prende il nome: figlia di Cefeo e Cassiopea, esposta come sacrificio a un mostro marino sulla rupe e poi salvata da Perseo. Ma Pagani — come spesso faceva — sceglie di rappresentare il mito in un momento atipico: non il salvataggio, ma l’abbandono. Perseo non c’è ancora. Solo un piccolo putto assiste impotente alla scena dalla sua nicchia di roccia, in basso a destra.

I dettagli iconografici sono studiati con cura. Andromeda è legata ai polsi non da catene, come nella maggior parte delle iconografie classiche, ma da lacci vegetali. I piedi sono ancora nei calzari di antico stampo. Il corpo pare appena svelato dal vento impetuoso che spira dal mare verso la rupe. La carnagione è cristallina, marmorea, rispettando una variante del mito secondo cui Perseo, soccorrendola, la scambiò per una scultura di marmo. È pittura colta, costruita su una conoscenza profonda delle fonti antiche, ma anche pittura di sentimento: il braccio sollevato, il torcersi del busto, lo sguardo che cerca un cielo da cui nessuno sta arrivando.

La tela è in ottime condizioni conservative e ha appena ricevuto una pulitura professionale che ne ha restituito la luminosità originale. Riemergono così i passaggi più drammatici: il bruno carico dello sfondo roccioso, il rosa pallido della carne illuminata da una luce che pare provenire da fuori scena, l’incarnato cristallino che giustifica pittoricamente l’effetto marmoreo descritto nel mito.

Giorgio Mollisi, lo storico dell’arte che ha riconosciuto la mano di Pagani in questa tela, ha individuato figure analoghe nel grande affresco di Castello: Andromeda condivide la posa con una delle Sante Martiri rappresentate nel momento della loro condanna a morte. Lo stesso gesto, la stessa torsione del corpo, lo stesso codice formale che Pagani applicava — sacro o profano — al tema dell’innocenza che attende il proprio destino.

Paolo Pagani, da Castello all’Europa

Paolo Antonio Pagani (Castello Valsolda, 22 settembre 1655 – Milano, 5 maggio 1716) è uno dei nomi più importanti dell’emigrazione artistica valsoldese tra Sei e Settecento. Nacque proprio nel borgo di Castello, in quella casa che oggi è il museo a lui dedicato. A circa tredici anni partì per Venezia, dove si formò nello studio del pittore e incisore Giuseppe Diamantini e venne in contatto con Pietro Liberi e con la corrente dei Tenebrosi di Langetti e Loth, che segnarono il suo linguaggio pittorico.

Nel 1690 lasciò Venezia in compagnia dell’allievo Antonio Pellegrini per un lungo viaggio attraverso Austria, Germania, Moravia e Polonia. Lavorò a Vienna per l’Imperatore Leopoldo I, a Kroměříž (Moravia) per il Principe-Vescovo Karel Liechtenstein Castelcorn, a Velehrad e a Cracovia, dove dipinse il Martirio di San Sebastiano nella chiesa di Sant’Anna. I suoi disegni preparatori sono in gran parte conservati alla Biblioteca statale delle scienze di Olomouc.

Tornò a Castello il 26 marzo 1696 per lasciare ai suoi compaesani la sua opera più sorprendente: gli affreschi della Chiesa di San Martino a Castello, che dipinse a sue spese e per devozione. È per questo ciclo affrescato — culminante nella volta con l’Assunzione di Maria — che la chiesa è oggi conosciuta come la “Cappella Sistina lombarda”: una definizione non retorica, ma giustificata dalla padronanza tecnica con cui Pagani affrontò la pittura scenografica di una superficie complessa.

Negli anni successivi Pagani si stabilì tra Castello e Milano, legato da un sodalizio strettissimo con il marchese Cesare Pagani, uomo politico influente alle corti di Vienna, Madrid e Parma. Della maturità milanese sono capolavori come la Discesa agli Inferi (oggi all’Amministrazione Provinciale di Como) e il San Liborio della chiesa di San Marco a Milano. Le sue ultime opere sono le due grandi tele dedicate alla vita di Sant’Antonio per la chiesa milanese di Santa Maria del Giardino, oggi conservate nella parrocchiale di Uggiate Trevano. Morì a Milano nel 1716.

La nuova Andromeda dialoga direttamente con il ciclo di San Martino. Vederla esposta a pochi metri dalla chiesa che custodisce uno dei culmini della carriera del suo autore è un’esperienza rara: due opere della stessa mano, dipinte in momenti diversi della vita dell’artista, separate da pochi vicoli del borgo.

Il Museo Casa Pagani: l’unico in Europa

Il Museo Casa Pagani è ospitato nella dimora originale dell’artista, restaurata e adattata a spazio espositivo. È l’unico museo a livello europeo interamente dedicato a Paolo Pagani e, più in generale, alla storia dell’emigrazione artistica valsoldese: quella generazione di pittori, scultori, architetti e stuccatori che dal Cinquecento al Settecento esportò la propria arte dall’Italia alla Spagna, dalla Mitteleuropa fino alla Polonia, alla Russia e alla Svezia. Famiglie come i Pozzo, i Visetti, gli Affaitati, i Lezzeni — tutti nomi che si incontrano negli archivi di mezza Europa, e che a Castello e nei borghi vicini hanno lasciato chiese affrescate, palazzi e tracce documentarie.

L’arrivo di un inedito di Pagani della qualità dell’Andromeda rafforza ulteriormente la centralità del museo come riferimento internazionale per gli studi sul Barocco lombardo dell’emigrazione.

Castello, un borgo da scoprire

Castello è una delle undici frazioni del comune di Valsolda ed è arroccata su uno sperone roccioso che domina il Lago Ceresio. Si raggiunge in auto lungo la stretta strada panoramica che sale da Oria fino al parcheggio sotto l’abitato; il borgo stesso è esclusivamente pedonale. Una volta arrivati, il borgo si rivela in tutta la sua quiete: vicoli stretti, scorci aperti sul lago e sulle montagne. Un luogo che il turismo di massa non ha intaccato e che si visita meglio camminando senza fretta.

La visita al Museo Casa Pagani diventa così la chiave d’accesso a un microcosmo culturale. Una mezza giornata basta per coniugare la nuova Andromeda, gli affreschi di San Martino e una passeggiata tra i vicoli del borgo — il tipo di esperienza lenta che la Valsolda sa offrire come pochi luoghi del Lago Ceresio.

Visitare il Museo Casa Pagani: info pratiche

Il Museo Casa Pagani è aperto dal 21 marzo al 31 ottobre 2026, il sabato e la domenica dalle 11:00 alle 18:00. L’ingresso costa 3 euro a persona, gratuito fino ai 18 anni. Per i gruppi, oltre alla visita al museo viene organizzata anche una visita guidata alla Chiesa di San Martino e al borgo di Castello, al costo di 5 euro a persona. Per le scolaresche la visita è gratuita.

Come arrivare

Da Menaggio: superato il paese di Albogasio lungo la SS 340, una strada sulla destra conduce al borgo di Castello.
Dalla Svizzera: oltrepassata la frontiera di Gandria, la strada lungolago porta dopo poche centinaia di metri all’imbocco della via per Castello.

In entrambi i casi si lascia l’auto al parcheggio sotto l’abitato e si prosegue a piedi lungo la carrozzabile (poco più di mezz’ora di salita) fino al cuore del borgo, esclusivamente pedonale. È possibile anche tornare a piedi seguendo l’antica via acciottolata che scende a San Mamete e prosegue lungolago fino a Oria (circa un’ora di cammino).

Due occasioni per visitare con una guida

Per chi preferisse approfondire con un esperto del territorio, due appuntamenti del calendario eventi 2026 includono Castello e il suo patrimonio artistico tra le tappe.

Valsolda Tour — domenica 17 maggio 2026

Una passeggiata guidata di circa 5,3 chilometri tra le frazioni di Loggio, Puria, Castello e San Mamete, condotta dalla guida turistica Brian Subinaghi. Il percorso tocca quattro chiese fondamentali della valle, tra cui la San Martino di Castello affrescata da Pagani. Partenza alle 14:00 dalle Scuole di Loggio, durata circa quattro ore, dislivello 300 metri. Quote da 5 € (ragazzi 12-17) a 15 € (adulti).
👉 Tutti i dettagli e prenotazione: Valsolda Tour 17 maggio 2026

Passeggiando nel Piccolo Mondo Antico — 21 giugno e 30 agosto 2026

Un’iniziativa curata da INSIEME TURISMO in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, che parte dalla Villa Fogazzaro Roi di Oria e si estende ai borghi di Albogasio Inferiore e Castello, con visita finale alla Chiesa di San Martino. Al termine della passeggiata guidata, i partecipanti possono visitare in autonomia il Museo Casa Pagani. Due le date in programma:

Punto di ritrovo: biglietteria di Villa Fogazzaro Roi, ore 9:30. Massimo 15 partecipanti, prenotazione obbligatoria. Quote da 20 € (iscritti FAI e residenti in Valsolda) a 35 € (intero).

Domande frequenti

Dove si trova il Museo Casa Pagani?

Il museo si trova in via C. Jamucci 8/10, nel borgo di Castello, frazione del comune di Valsolda (CO), sul Lago Ceresio. È ospitato nella casa natale del pittore Paolo Pagani.

Quando è aperto il museo?

La stagione 2026 va dal 21 marzo al 31 ottobre. Il museo è aperto il sabato e la domenica dalle 11:00 alle 18:00.

Quanto costa il biglietto?

L'ingresso intero è di 3 euro a persona. È gratuito per i ragazzi fino a 18 anni e per le scolaresche. Per i gruppi è prevista una visita guidata estesa (museo + chiesa di San Martino + borgo) al costo di 5 euro a persona.

Chi era Paolo Pagani?

Paolo Antonio Pagani (1655-1716) è stato uno dei più importanti pittori barocchi lombardi. Nacque a Castello Valsolda, si formò a Venezia e lavorò a Vienna, in Moravia (Kroměříž, Velehrad) e in Polonia (Cracovia) prima di stabilirsi tra Castello e Milano, dove morì nel 1716. È autore degli affreschi della Chiesa di San Martino a Castello, conosciuti come la «Cappella Sistina lombarda».

Come si arriva al borgo di Castello?

Si raggiunge in auto dalla SS 340 (sia da Menaggio sia dalla frontiera svizzera di Gandria), lasciando l'auto al parcheggio sotto l'abitato. Il borgo è esclusivamente pedonale: dal parcheggio si sale a piedi lungo la carrozzabile in circa mezz'ora.


Le grandi mostre internazionali, intanto, vanno avanti per la loro strada. Ma una tela come l’Andromeda di Pagani — sconosciuta fino a ieri, riemersa dopo il restauro nelle stanze in cui il suo autore vide la luce — è il tipo di scoperta che si fa solo qui. In Valsolda, a Castello, salendo a piedi.

Articolo a cura della Redazione Ceresio5Valli. Pubblicato il 9 maggio 2026.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Assistente Ceresio5Valli

Online
L'assistente sta scrivendo...
×