Il Fondovalle è la porzione di territorio che, lungo la storica direttrice della Val Menaggio, collega il Lago di Como al Lago Ceresio. È il corridoio prealpino in cui le acque del torrente Civagno, dei torrenti Cuccio e Rezzo e del canale Lagadone hanno modellato un paesaggio di pianura alluvionale al cui centro si trova il Lago di Piano, lago glaciale di fondovalle separato dal Ceresio dai depositi morenici delle ultime glaciazioni quaternarie. Il portale Ceresio5Valli copre tre realtà amministrative del fondovalle: il comune di Porlezza, vivace centro turistico all'estremità nord-orientale del lago alla foce dei torrenti Rezzo e Cuccio, articolato in quattro frazioni (Tavordo, Begna, Agria e Cima); il comune di Bene Lario, anticamente noto come Maldino e oggi sede di un GeoParco lungo il torrente Civagno; e le due frazioni "basse" del comune di Carlazzo, Piano Porlezza e San Pietro Sovera, che si distendono nella pianura tra Carlazzo capoluogo e il Ceresio.

Porlezza è una delle cinquantasette antiche pievi dell'arcidiocesi di Milano, dedicata a San Vittore: la storica Pieve di Porlezza, le cui origini risalgono almeno al X secolo, governava un'ampia comunità di diciassette borghi che includevano Cavargna, Cusino, Buggiolo, Seghebbia, Cima, Corrido e altri territori del bacino, e fu il fulcro religioso e amministrativo dell'intero territorio Ceresio5Valli per oltre cinque secoli. Il Lago di Piano e i suoi dintorni, oggi tutelati dall'omonima Riserva Naturale (Zona Speciale di Conservazione riconosciuta dall'Unione Europea), ospitano una notevole biodiversità e sono percorribili lungo la pista ciclopedonale che da Porlezza conduce a Menaggio attraverso il fondovalle. Dal 1884 al 1939 Porlezza fu il capolinea della storica ferrovia Menaggio-Porlezza, che svolgeva la funzione di interscambio tra la navigazione del Lario e quella del Ceresio: oggi i battelli del Lago Ceresio collegano ancora Porlezza, Osteno e Lugano, mantenendo viva la tradizione di mobilità lacuale del fondovalle.

La Pieve di Porlezza — fulcro religioso del territorio per cinque secoli

La Pieve di Porlezza, dedicata a San Vittore, è una delle cinquantasette antiche pievi dell'arcidiocesi di Milano, le cui origini risalgono almeno al X secolo. Per oltre cinquecento anni — dall'XI al XVI secolo — la pieve governò una vastissima comunità di diciassette borghi che includevano Cavargna, Cusino, Buggiolo, Seghebbia, Cima, Corrido e l'intero bacino delle valli orientali del Ceresio, costituendo il fulcro religioso, giurisdizionale e amministrativo dell'intero territorio Ceresio5Valli. La chiesa attuale, completamente ricostruita nel XVIII secolo sui resti dell'edificio medievale, conserva il fonte battesimale del 1404, documenti originali della cancelleria pievana e una significativa raccolta di paramenti e oggetti liturgici sei-settecenteschi. Le sue dipendenze furono progressivamente smembrate dal Concilio di Trento in poi, ma il ricordo del suo prestigio è ancora vivo nelle parrocchie un tempo soggette.

Il Lago di Piano — biodiversità europea del fondovalle

Il Lago di Piano, piccolo lago glaciale di soli 0,7 km² separato dal Ceresio dalle morene quaternarie, è oggi tutelato dalla Riserva Naturale Lago di Piano, Zona Speciale di Conservazione (ZSC) riconosciuta dall'Unione Europea nell'ambito della rete Natura 2000. La riserva ospita una straordinaria biodiversità: 141 specie di uccelli censite, tra cui rarità come il tarabuso, l'airone rosso e lo svasso piccolo, oltre a una variegata fauna ittica autoctona (carpa, tinca, luccio) e una vegetazione palustre sempre più rara nell'arco alpino. La pista ciclopedonale che attraversa la riserva collega Porlezza a Menaggio in 12 chilometri pianeggianti, offrendo punti d'osservazione attrezzati e un percorso natura con pannelli illustrativi. È uno dei pochi habitat lacustri di fondovalle ancora intatti dell'arco prealpino lombardo.

La ferrovia Menaggio-Porlezza 1884-1939

Dal 1884 al 1939, una storica linea ferroviaria a scartamento ridotto collegò Menaggio sul Lago di Como a Porlezza sul Lago Ceresio, attraversando in soli 12 chilometri il fondovalle e fungendo da nodo di interscambio tra la navigazione del Lario e quella del Ceresio. Inaugurata da una società anglo-italiana per facilitare il Grand Tour dei viaggiatori britannici tra i grandi laghi prealpini, la linea conobbe il suo apogeo nei primi decenni del Novecento, quando treni a vapore e poi elettrici trasportavano fino a 200.000 passeggeri all'anno. La crisi economica degli anni '30, la concorrenza dell'automobile e l'avvento della Guerra ne decretarono la chiusura nel 1939. Oggi il tracciato è in parte riconvertito in pista ciclopedonale, e una piccola mostra permanente alla stazione di Porlezza ricorda l'epopea ferroviaria con biglietti, divise e fotografie d'epoca.

Bene Lario e l'antico nome "Maldino"

Il piccolo comune di Bene Lario porta il suo nome attuale soltanto dal 1863, anno in cui il regio decreto unificò i toponimi italiani in seguito all'Unità nazionale. Per tutto il Medioevo e l'Età moderna il borgo era invece conosciuto come Maldino, nome attestato in documenti pievani sin dal XII secolo e legato secondo alcune ipotesi a Manilius, antico proprietario terriero romano. Il cambio di nome fu motivato dall'esigenza di evitare l'omofonia con l'aggettivo maldino (di cattivo augurio) e di richiamare invece il bacino del Lario, affermando l'identità geografica del territorio. Ancora oggi gli anziani della valle utilizzano la forma dialettale Maldìn per riferirsi al borgo, e l'Archivio Parrocchiale conserva atti settecenteschi che testimoniano la persistenza del toponimo originario nella vita quotidiana di una comunità abituata a sopravvivere ai cambiamenti politici dei secoli.

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